Made in Italy e contraffazione: i brand del lusso perdono 5 miliardi di euro

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A causa della contraffazione, vengono messi a rischio sia il business che la sicurezza dei consumatori. In Italia, nel 2015, i brand del lusso hanno perso 5 miliardi di euro. Sono più di 26, invece, i miliardi persi in tutta Europa in questo settore.

Com’è noto, il Made in Italy è un business. E come tale viene spesso preso di mira dalla criminalità organizzata.  A raccontarlo sono stati gli analisti dell’Office for Harmonization in the Internal Market che nel report annuale del 2015 hanno evidenziato le cause di tale fenomeno e il loro impatto sulle economie europee.

È stato calcolato che nel 2015 i brand dell’Unione Europea hanno perso il 9,7% delle loro vendite a causa della contraffazione. Solo nel settore del lusso si parla di 26,3 miliardi di euro, mentre nei settori collegati le cifre ammontano a 17 miliardi di euro.

I ricercatori, inoltre, hanno calcolato la perdita di posti di lavoro causata dalla contraffazione dei marchi: si parla di  417.000 unità che, sommate all’indotto, diventano 603.000. La falsificazione è dannosa per i brand, per i consumatori ma anche per l’economia nazionale. Dal punto di vista fiscale, infatti, l’impatto della contraffazione porta ammanchi alle casse governative di 9,95 miliardi di euro.

Ma veniamo al Made in Italy. Che l’Italia sia il Paese più preso di mira non è una novità, ma i numeri dettagliati dai ricercatori fanno decisamente riflettere.

La Cina, infatti, è il paese che falsifica maggiormente i nostri prodotti, rubandoci il 63,2% del mercato. La sola Hong Kong produce il 21,3% dei marchi contraffatti. Seguono, in questa classifica, la Turchia, Singapore, la Tailandia, l’India, il Marocco, gli Emirati Arabi Uniti, il Pakistan e l’Egitto.

I ricercatori hanno infine calcolato che, in termini di mancate vendite, la contraffazione impatta sul Made in Italy per un valore pari a circa 5 miliardi l’anno, classificandoci al primo posto tra i Paesi più attaccati dal mercato del falso. Dietro a noi si collocano, in ordine decrescente, la Spagna, l’Inghilterra, la Germania e la Francia.

Per contrastare tale fenomeno, alcuni brand del lusso hanno adottato sistemi di etichettatura più evoluti basati su diverse tecnologie: dall’uso dei QR code ai tag RFID o NFC.

Infatti, secondo la Allied Market Research, società di consulenza statunitense, i codici a barre in combinazione con le tecnologia RFID o NFC registreranno, dal 2013 al 2020, un tasso di crescita pari a un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 16,2% annuo.

Il vantaggio dell’utilizzo di tali tecnologie è che la verifica della qualità e dell’originalità di un capo d’abbigliamento, ad esempio, può essere eseguita in pochissimi secondi grazie all’utilizzo di un semplice smartphone.

Alcuni brand che utilizzano l’RFID, l’NFC e/o i QR Code per combattere la contraffazione sono Fendi, Bottega Veneta, Maliparni, LiuJo, Kaos, Angela Devis, King Kong, Zara e Decathlon.


Fonte articolo: https://www.digital4.biz/supplychain/visibility-collaboration/il-mercato-della-contraffazione-sotto-la-lente-degli-analisti-in-italia-i-brand-del-lusso-perdono_43672158752.htm

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