Tracciabilità dei prodotti: tecnologia RFID per tutelare il Made in Italy

Mediagallery

Alla Camera è passata la proposta di legge per introdurre la tracciabilità digitale delle nostre eccellenze attraverso un chip RFID contenente tutte le informazioni su prodotto, produttore e relativi indirizzi Internet.

Ben presto, il Made in Italy dovrebbe venire adeguatamente protetto grazie alla tecnologia RFID. In altri termini, la tracciabilità dei prodotti italiani dovrebbe essere garantita grazie all’utilizzo di un codice verificabile online incluso in un chip RFID (Identificazione mediante Radio Frequenza) contenente le informazioni relative al prodotto, al produttore e agli indirizzi internet di questi ultimi. Questo codice, verrà rilasciato ai produttori da soggetti certificatori autorizzati a questo scopo dal Ministero dello sviluppo economico.

Grazie alla tecnologia RFID, insomma, la pasta, il formaggio o il vino esclusivamente italiani saranno costantemente tracciabili e super-controllabili tecnologicamente. È questo il senso della proposta di legge sul Made in Italy presentata dai parlamentari Stefano Quintarelli (Gruppo Misto), Paolo Coppola (SCPI), Cristina Bargero (Pd), Lorenza Bonaccorsi (Pd), Vincenza Bruno Bossio (Pd), Ilaria Capua (Pd), Maria Chiara Carrozza (Pd), Luigi Dallai (Pd), Marco Di Maio (Pd), Adriana Galgano (SCPI), Simona Flavia Malpezzi (Pd), Roberto Rampi (Pd), Irene Tinagli (Pd), Renato Balduzzi (SCPI) e molti altri, approvata il 30/03/2016 dalla Camera dei deputati.

“Il Made in Italy – spiegano i firmatari del testo – rappresenta non solo un marchio conosciuto nel mondo, ma anche un tessuto produttivo di altissima qualità, a vari livelli e nei settori più differenti, caratterizzato da ingegno, lavoro e capacità di produrre ricchezza. La contraffazione del marchio Made in Italy si sta diffondendo sempre più, creando danni gravissimi alla nostra economia in un momento di crisi profonda e perdurante come quella attuale, nonché rischi diretti per la salute dei cittadini e per la sicurezza dei consumatori. I settori più colpiti dalla contraffazione sono l’abbigliamento e gli accessori (2,5 miliardi di euro), il comparto dei cd, dvd e software (1,8 miliardi di euro) e i prodotti alimentari (1,1 miliardi di euro)”.

I legislatori ricordano anche la diffusione del fenomeno dell’Italian sounding, ovvero l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promuovere e commercializzare prodotti non riconducibili al nostro Paese. Qualche esempio: il parmisan inglese o il parmesao brasiliano, che niente hanno a che fare con il nostro Parmigiano.

Per contrastare questi fenomeni, dunque, i firmatari della legge sono ricorsi all’utilizzo di tecnologie più efficaci per tutelare al meglio i prodotti italiani e allo sviluppo di soluzioni innovative specifiche volte alla valorizzazione a alla protezione dei diritti di proprietà industriale. La tecnologia individuata è, per l’appunto, l’RFID.

“L’emendamento approvato – ha dichiarato il deputato di Scelta Civica, Ivan Catalano – introduce la certificazione digitale del prodotto permettendo così alle nostre aziende di tracciare l’intera filiera del Made in Italy e di certificare i prodotti realmente realizzati in Italia. In questo modo – ha proseguito –  sarà possibile verificare l’autenticità dei prodotti e rendere trasparente l’intera filiera di produzione, prevenendo fenomeni di contraffazione mediante l’associazione di un codice verificabile online, ed ottimizzato per i dispositivi mobile, ai relativi prodotti.”

La tracciabilità dei prodotti mediante la tecnologia RFID non è nuovissimo – spiega a EconomyUp l’onorevole Vincenza Bruno Bossio – ma noi vogliamo renderlo in qualche misura obbligatorio in modo che non si perdano mai le tracce dei prodotti, dalla loro nascita sino al momento della loro commercializzazione”.

Ora la proposta di legge passerà al Senato.

Condividi: